Il referendum italiano fa crescere l’euro rispetto alla sterlina

L’effetto Brexit, come riportava sterlina.net, aveva fatto scendere bruscamente la sterlina, per il timore dei mercati dell’Uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il referendum sulla riforma costituzionale che si è tenuto in Italia ci ha portato lo shock dell’antieuropeismo, ma non ha migliorato il cambio tra la moneta unica e la valuta inglese.

Infatti l’euro e il mercato non hanno tenuto conto dell’esito del voto e del clima di instabilità politica creatosi nel paese, registrando un ulteriore recupero sul pound. La giornata che ha seguito la notte degli esiti ha fatto segnare una flessione in apertura, facendo arrivare l’euro a 0,83 sulla sterlina, per poi recuperare e concludere con il segno positivo, ovvero a 0,84. La crescita è stata dello 0,7%. Nonostante il risultato e le immediate dimissioni del primo ministro italiano, la borsa e soprattutto l’euro hanno retto. La sterlina ha perso ulteriore terreno anche se molte dichiarazioni politiche hanno fatto intendere una possibile uscita dall’Unione europea dell’Italia. Un pericolo più volte annunciato, che non sembra al momento preoccupare particolarmente il mercato. Quello dell’euro è stato un comportamento opposto rispetto alla sterlina che ha cominciato a scendere in seguito alla Brexit.

Non è ancora chiaro cosa succederà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi pur essendo in carica il governo, intanto l’euro rimane a un buon livello e la sterlina in discesa agevola l’acquisto dei prodotti provenienti dal Regno Unito. In questa situazione comunque il sistema bancario rimane instabile. La migliore reazione al voto l’ha avuta il Ftse Mib, con una cessione pari allo 0,4%, proprio perché i titoli delle banche hanno pesato molto nel calo. L’euro, nella competizione con la sterlina, deve tenere conto dell’andamento politico e della situazione degli istituti di credito, sempre vicini al collasso e alla nazionalizzazione, che rappresenta l’ultima spiaggia per il loro salvataggio. Una pratica che l’Italia potrebbe adottare dopo Austria e Germania, portano a difficoltà economiche del mercato, pur limitando i danni nei confronti dei risparmiatori.

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